La scienza è un lusso (Aspirazioni di donne 3)

“Spero che mia figlia non voglia fare la scienziata” mi scrive un’amica parlando delle difficoltà che ha incontrato lei stessa nel perseguire le sue aspirazioni da ingegnere aerospaziale.

Perchè in Italia la scienza è un lusso e ritrovarsi a dare ripetizioni di matematica con un dottorato in mano, se non si vuole andare a vivere all’estero, è una condizione comune.

Intervistiamo oggi per la nostra serie di interviste “Aspirazioni di donne” una donna che ce l’ha fatta, che ha portato avanti la sua passione per la scienza senza fermarsi davanti ai tanti ostacoli che trova in Italia una ragazza che decida di intraprendere un percorso scientifico.

I lavori nelle facoltà scientifiche sono ancora di difficile accesso e con pochi fondi a disposizione. Laurearsi in fisica mette davanti alla scelta di emigrare, laurearsi in astrofisica o scienze astronomiche e continuare a lavorare in Italia è quasi impossibile.

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Chiediamo quindi a Chiara come ha fatto, anzi partiamo da cosa fa, cosa faceva prima e poi cerchiamo di capire come ci è arrivata.

Sono convinta che la nostra società può migliorare, le nostre figlie spero avranno una più ampia scelta sul loro futuro e saranno, spero, libere di fare ciò che più le interessa.

Che lavoro fai?

Proposal Manager in una azienda del Gruppo Leonardo; il ruolo del ”proposal manager” è quello di fungere da coordinatore della preparazione di proposte complesse in termini di pianificazione, organizzazione, programmazione delle attività, definizione dei costi, al fine di arrivare alla vittoria del processo di gara competitivo verso il cliente.Ho studiato per fare la ricercatrice, e ci sono riuscita per tanti anni della mia vita, ma dopo un po’, come sempre accade, la crescita professionale orienta verso un lavoro di tipo più manageriale.

Che percorso di studi hai fatto?

Io sono un Fisico e ho il dottorato in ingegneria aerospaziale, conseguito dopo avere iniziato a lavorare.Subito dopo la laurea, ho cercato lavoro per diventare autonoma e sentirmi realizzata. Così, quasi subito e inaspettatamente, ho iniziato a fare la ricercatrice nel campo microgravitazionale, preparando e realizzando i miei esperimenti sia nei laboratori di “terra” sia a “bordo” della Stazione Spaziale Internazionale. Sono stata fortunata, rispetto ai miei tanti colleghi che non ci sono riusciti. Ma credo che oltre alla fortuna, molto abbia contato la mia determinazione a non arrendermi a fare un lavoro per il quale non avevo studiato. Anche “emigrare” non era nei miei pensieri, mi intristiva pensare di dovere andare via: ci dovevo almeno provare!Il mio lavoro di ricercatrice di tutti i giorni l’ho quindi fatto diventare il lavoro della mia tesi di dottorato in ingegneria aerospaziale. Quando si è ricercatore si pubblicano i risultati delle ricerche su riviste internazionali, così un giorno, ho deciso semplicemente, di tradurli in italiano e farli diventare oggetto di dottorato. Dopo la tesi avevo detto no alla possibilità di restare all’Università come ricercatore “a vita”: il “sistema Università” non mi si addiceva!

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In una camera “pulita” esperimenti in corso.

Quale lavoro volevi fare quando ti sei iscritta a Fisica?

La ricercatrice! E ci sono riuscita!

A che età hai deciso di fare questo lavoro il lavoro che volevi fare?

Ero in terzo Liceo: per fortuna quell’anno cambiò la nostra insegnante di matematica e scienze.Ricordo ancora come fosse ieri, una donna, giovanile, ma di mezza età, che entra in classe e diversamente da quanto atteso si siede sulla cattedra e si rivolge a noi:“La luce è onda o particella?”Aveva l’amore per la scienza negli occhi, in quel momento, sono stata “contagiata”.Volevo capire il mondo di tutti i giorni, guardandolo attraverso il filtro della scienza: perché il cielo è blu? Perché il sole appare giallo e si colora di rosso nei meravigliosi tramonti che mi emozionavano?

Come sei arrivata nell’azienda in cui sei ora?

Subito dopo la laurea ho iniziato l’iter dei laureati: invio del C.V., ma con criterio. Non volevo inviarlo indistintamente a tutte le aziende che chiedevano una laurea scientifica. E così dopo qualche mese ho partecipato ad una selezione per l’assegnazione di una borsa di studio, ben remunerata e finalizzata all’assunzione, presso una nota azienda biomedica, nel settore elettromedicale. La selezione prevedeva diversi giorni di prove psico-attitudinali, tecniche e linguistiche. Alla fine di queste giornate un gruppo ristretto (tre persone) fu mandato a Chivasso (Torino) per l’ultimo step di selezione. Avevo già capito che potevi farcela…! Andare in una azienda biomedica era il mio sogno, dopotutto avevo fatto una tesi in fisica medica! In treno al ritorno, mi chiamarono per dirmi che ce l’avevo fatta! Ero emozionata, ma al tempo stesso non me la sentivo di lasciare la mia città, avevo radici troppo forti e l’emigrazione per lavoro aveva per me un sapore troppo amaro!

Ed è così che, tristemente, rifiutai.

Avevo l’’incoscienza di chi credeva che poteva farcela comunque!

Così dopo qualche altro mese ancora, aderii alle borse di studio messe a disposizione dall’INPS per aiutare i ragazzi ad entrare nel mondo del lavoro (Pacchetto Treu). Tra le varie aziende che mi avrebbero accolto, scelsi ovviamente l’azienda Migrogravity Advanced Reserch and Support Center. Anche qui, a differenza dei miei colleghi, disposti a tutto, io scelsi con criterio.

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Prima della campagna di volo parabolico, esperimenti sull’aereo a gravità zero.

È un ambiente prevalentemente maschile quello della scienza. È stato difficile?

Sì. Già nei banchi dell’università. Poche donne e, nell’immaginario collettivo: brutte e con gli occhiali! Poche donne, ma non sempre brutte. Ricordo che facevamo gruppo, era facile tra noi donne fare amicizia…eravamo così poche! Ma la difficoltà maggiore è al lavoro: per una donna presentarsi alle riunioni e ai congressi in ambito scientifico vuole dire superare i primi momenti, nei quali “senti” l’avversione dei colleghi, il loro “super uomo ancestrale” che viene fuori nei riguardi delle donne; senti i commenti non detti, se magari così brutta non sei; solo dopo, quando inizi a parlare…, ecco che tutto si incanala su piani professionali, senza distinzioni di genere!

Economicamente parlando.. come ti sei trovata?

In Italia fare ricerca vuol dire non lavorare per fare soldi! Questo bisogna tenerlo bene in mente. Quindi, in azienda, o evolvi verso il management o resti un tecnic, magari bravo, ma pur sempre un tecnico con uno stipendio più basso benchè il lavoro di ricerca sia sicuramente più coinvolgente. Altra storia è l’università! Sarebbe stato bello fare ricercatore e poi professore in ambito universitario, ma il forte baronato presente in quell’ambiente mi ha fatto fuggire via.

Ci sono stati momenti in cui hai pensato di mollare? E come hai trovato la forza di andare avanti in momenti difficili?

Durante gli studi, la facoltà che avevo scelto prevede un metodo di studio ben strutturato, che io inizialmente non avevo. Ma la mia famiglia mi ha sempre trasmesso fiducia e determinazione. Se capivo, potevo farcela! E così è stato, ho cercato di capire come studiare meglio e, capendolo, sono riuscita a superare l’empasse.

Il sostegno della famiglia è stato fondamentale?

Come dicevo prima, fondamentale! Mai sottoposta ad aspettative, tutte le mie decisioni erano quelle migliori in assoluto!

Un lavoro così impegnativa come ha influito sulla tua vita privata?

Per dieci anni, entravo a lavoro in laboratorio e uscivo dopo dieci ore. Ci credevo e non mi pesava. La mia vita veniva dopo e infatti “dopo” rispetto ad altri ho avuto una mia famiglia. Ma ho rischiato di arrivare troppo tardi: ho vinto un’altra sfida! Per una donna, il tipo di lavoro non si concilia bene con la famiglia. Spesso ho pensato alle parole dell mie sorelle, entrambe insegnanti, che mi dicevano di fare l’insegnante. Sicuramente avrei fatto meno sacrifici e soprattutto avrei avuto piu tempo per la mia famiglia. Ora ho capito che la risorsa tempo è la risorsa più importante che abbiamo e purtroppo si esaurisce in fretta. A lavoro poi è difficile essere in prima linea se hai i bambini a casa. I colleghi non si preoccupano di mettere le riunioni nel tardo pomeriggio, quando tu magari vorresti tornare a casa. C’è un sottofondo di “tanto ce li abbiamo avuti tutti i figli piccoli”… Sei sempre in seconda linea… E andare a prendere un figlio a scuola diventa una vittoria meravigliosa…

Hai avuto un mentore o una figura di riferimento che ti ha guidata nell’imparare il mestiere? Vorresti negli anni fare tu da mentore?

Tutto da autodidatta. A volte penso che mi sarebbe piaciuto insegnare ai bambini! Qualche volta mi capita di parlare ai bambini di scienza e riesco a vedere ancora nei loro occhi lo stupore che solo la scienza può dare!

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in volo a gravità zero

Tutte le foto sono copyright di Chiara Piccolo.

Qui trovate molte sue ricerche in ambiente microgravitazionale.

https://www.researchgate.net/profile/Piccolo_Chiara

Un pensiero su “La scienza è un lusso (Aspirazioni di donne 3)

  1. Che coraggio, la scienza in Italia non è facilmente “coltivabile”, eppure abbiamo fior fior di laureati in discipline scientifiche… Non lasciamoli partire tutti! Complimenti a Chiara per la determinazione 🙂

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