Krishnamurti, contro la Paura

 

”Di cosa hai paura?”

Così ha inizio un bellissimo ciclo di Passioni su Jiddu Krishnamurti andato in onda su Radio3 a cura di Cristiana Munzi. 

Io ho paura di molte cose, situazioni e tipi di persone. Ho sempre pensato che nel corso della vita avrei potuto  arginare queste paure, addomesticarle ma non vincerle, le sentivo parte del carattere sopratutto del mio modo di sentire e sarebbe stato innaturale volerle estirpare. Crescendo ho dismesso gli abiti tragici ed ora non la penso più così.

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Non conoscevo Jiddu Krishnamurti se non per sentito dire e nella mia ignoranza lo immaginavo sorridere come Sai Baba nella foto che una mia amica teneva sopra il letto con sitar di sottofondo e fumi di mirra. L’ascolto di queste quattro puntate ha gettato i semi di una prima conoscenza del suo pensiero e in particolare della sua visione sulla Paura. Le immagini in rete poi mi hanno rivelato una iconografia piuttosto seriosa.

Jiddu Krishnamurti è stato un Pensatore, non voleva essere considerato un Maestro nonostante le larghe schiere di seguaci e l’influenza esercitata su scienziati e intellettuali. La novità del suo messaggio è racchiusa nella semplicità con cui è riuscito a raccogliere la grande tradizione del pensiero orientale e a rivolgerla al mondo moderno e alle sue lacerazioni. Attraverso un linguaggio semplice, comprensibile a tutti e svincolato da teorie e pratiche, animando affollate conferenze e lasciandoci numerosi testi si è immerso nel Novecento come lama lucente. Oggi la sua opera è portata avanti dalle sue Scuole e dalle Fondazioni a lui intitolate.

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La Paura è  secondo Krishnamurti la causa di ogni male, per dirla banalmente.

Krishnamurti distingue una paura di tipo pratico, quella ‘sana’ che ci viene in aiuto per preservare la nostra vita di fronte ad un pericolo reale, e una ‘paura psicologica’ alimentata dal Pensiero. Quest’ultima è assai pericolosa per il nostro benessere, vive in uno spazio illusorio da lei creato dove genera altre paure e pregiudizi. E come fa?

Quando la nostra Mente non è serena, quando le emozioni negative non lasciano spazio alla compassione e all’amore, il Pensiero prende il sopravvento occupandosi non più di questioni pratiche ma della vita interiore e delle relazioni.

Il Pensiero applicato al mondo materiale è abituato a costruire (nel bene e nel male), a progettare, a creare scenari per il futuro e finisce per applicare questo metodo di conoscenza anche in ambiti che non gli sono propri. Di fronte ad un evento o ad una persona zittisce i nostri sensi e frappone la sua visione: uno spazio totalmente illusorio, uno ‘spazio psicologico’ che si nutre delle nostre esperienze vissute e dei condizionamenti che subiamo. Sono le ferite del passato, le fragilità a provocare i danni maggiori alimentando paure su paure e proiettandole nel futuro.

E come ne usciamo? Vivendo nel presente. La chiave per uscire sta in una cosa molto semplice e difficilissima da attuare: la Consapevolezza qui e ora. Vedere direttamente, con tutti i sensi e non lasciare che sia solo il cervello a guidare le nostre azioni. E’ sufficiente questo Vedere profondo per attuare (senza pensare) ‘l’azione migliore’.

Il Vedere immediato è senza tempo, non c’è bisogno di raggiungerlo attraverso uno stato meditativo.

Ma l’attenzione può mantenersi viva soltanto se è libera dal peso del passato. Dobbiamo innanzitutto lasciare andare il passato. Percepire il mondo nel presente senza condizionamenti.

Una sana Attenzione che guida i nostri passi su un sentiero scosceso di montagna può aiutarci anche nel non ricadere in errori già commessi. In questo modo di fronte ad un pericolo, di qualsiasi natura, siamo in grado subito di reagire senza andare a scartabellare l’archivio personale per ricordare come ci siamo comportati in occasioni simili.

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“Liberarci da passato e futuro significa lasciar morire tutto ciò che abbiamo accumulato. Tutte le ferite, tutte le paure. Lasciate andare i vostri carichi in ogni minuto così la vostra mente diventa fresca in ogni momento, giovane e quindi innocente. E’ questo il vero significato di reincarnazione, di rinascita. Si tratta di rinascere oggi qui … Una mente che non ha ferite questo è il modo in cui possiamo imparare a vivere, non è una teoria”  da Il libro della vita di Jiddu Krishnamurti (ho tratto la citazione da una delle molte letture che arricchiscono la trasmissione).

I bambini possono aiutarci in questo cammino, svincolati come sono dalla successione temporale vivono il presente nella sua pienezza e il loro sguardo sulla realtà è globale non imprigionato nei dettagli.

Liberarci dalla Paura significa anche liberarci dalla costante ricerca di sicurezza psicologica che conduce ad aderire a ideologie, a gruppi, a seguire leader che possano prendersi carico delle nostre necessità, dei nostri bisogni. Questa protezione diventa una barriera che separa dalla vita, distrugge la creatività con cui leggere e relazionarsi nella Realtà presente. Non possiamo delegare ad un altro la nostra visione del mondo.

La Relazione è il terreno in cui trovarci e rinnovarci, in cui sentirci parte di un tutto perché se io sono il mondo non c’è conflitto tra me e il mondo. Uno sguardo in cui soggetto e oggetto non sono più separati, stare qui ora.

E l’Amore, non definibile affinché non si leghi a nessuna immagine, può essere qualcosa di molto vicino a questo stare nel piccolo e nell’universo in un respiro.

Ora debbo solo smettere di pensarci

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Il discorso ovviamente è molto più complesso e articolato, tocca i temi dell’educazione, del pericolo rappresentato dai gruppi di appartenenza e dell’Amore. Sul sito di Passioni troverete molte informazioni e i podcast del ciclo ‘Jiddu Krishnamurti la paura e l’amore’. Ancora grazie a Cristiana Munzi.

 

www.jkrishnamurti.org

www.krishnamurti.it

www.associazioneameco.it

 

Le immagini di questo articolo sono copyright di Librointasca ottobre 2017.

 

 

 

 

 

 

2 pensieri su “Krishnamurti, contro la Paura

  1. L’aspetto che più mi ha affascinato è il richiamo alla semplicità: il lasciare andare, liberarsi finalmente dal peso dell’immagine che abbiamo di noi e dell’altro (magari per qualcuno è contemplazione!), occhi nuovi ogni istante … magari 😉

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  2. Bellissimo post. non è facile trasmettere la necessitá di tornare alla base della vita, all’esistenza pura e semplice. Ma è l’unico modo che abbiamo, a mio parere, di sopravvivere in un sistema (anche mediatico) che fa di tutto per renderci degli esseri trasportati dalla volubilitá della mente, complicati, problematici, impauriti. Ognuno ha il dovere e la possibilitá di provare ad essere, nonostante tutto, felice di esistere.

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