Stracci

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Qualche giorno fa di ritorno dal mercato sono passata davanti alla vicina Parrocchia ed ho letto il cartello che comunicava di non portare più gli indumenti alla Caritas.

Avevo già notato come spesso gli abiti  lasciati vicino ai cassonetti della spazzatura non vengano presi dalle persone che raccolgono il ferro ed altri oggetti (il criterio con cui scelgono cosa sì e cosa no mi è ancora oscuro), sembrano considerarli ma poi li lasciano lì. Eppure alcuni sono dignitosissimi. Giacche pesanti, stivali…  Non sono più così appetibili? Possibile che neanche loro vogliano più delle scarpe con una buona suola in gomma contro il freddo? E’ una questione di eccessiva offerta da parte di chi dismette in continuazione abiti, borse, giochi e altro? I centri di raccolta sono pieni oppure anche per loro è preferibile comprare?

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I mercati hanno perso il loro carattere di varietà, un tempo era possibile trovare gli stessi prodotti dei negozi ma a un prezzo più vantaggioso. Erano animati da terzisti così come da artigiani, strani importatori, rigattieri. Uno per tutti Porta Portese a Roma. Ai tempi della mia giovinezza si trovavano pezzi di macchina fotografiche (vabbé ora è tutto digitale e forse di più trasparente provenienza), artigianato russo (vabbé i russi sono spariti), ricambi di lampade (ora c’è Ikea), oggetti vecchi e dignitosi (sempre Ikea), tanti quadri e abbigliamento. Quest’ultima voce era molto ampia e andava dai tessuti alla biancheria, dai jeans all’abbigliamento paramilitare (confesso di aver acquistato dei pantaloni mimetici in un momento di debolezza). E il banco dell’usato era un caleidoscopio di opportunità: vecchi abiti da sera, cappotti pesanti, camice di seta …

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Ora è tutta ‘altra storia. La massiccia importazione dalla Cina ha omologato la quasi totalità dei banchi che straripano di robba. Queste piccole attività occupano la città sette giorni su sette, alla luce del sole come al buio grazie all’ausilio di generatori elettrici tanto rumorosi quanto tossici per chi si trovi nelle vicinanze. E grazie al lavoro di tante persone che sembrano non conoscere pasti o giaciglio. Offrono di tutto. La bassa qualità dei prodotti che vengono venduti ai miei occhi ha un solo difetto: come si dice a Roma è monnezza. Questo significa che la sua vita è assai breve, un maglione che non resisterà alla lavatrice verrà dato via (tanto è costato poco), la torcia a cui non posso cambiare le pile sarà buttata (tanto è costata pochissimo), le pantofole incendia piedi idem. E’ legittimo chiedersi ma tutte queste cose non finiranno per seppellirci?

Montagne di fili carica cellulare, di batterie, di mutande sintetiche, di presine ustionanti, di scarpe cartonate… Mi aggiro sconfortata divisa tra la pena per questi nuovi schiavi e la preoccupazione per il futuro. Beni accessibili a tutti e questo potrebbe quasi consolarmi, si fa per dire visto che ormai sono a tutti note le condizioni in cui vengono prodotti e con quale costo per i lavoratori ma la domanda immediata è : ‘Che fine faranno?’. Certamente la questione è più ampia, basta aggirarsi in uno dei tanti negozi di oggettistica a prezzo fisso per vedere i simpatici cestini degli acquirenti pieni del nulla!

Ho conosciuto una signora rumena il cui marito era muratore, lei mi spiegava con vanto che piuttosto che sprecare soldi in lavatrice e detersivo comparava gli abiti da lavoro del marito a Porta Portese a 1 euro al pezzo e dopo li buttava. Qualche anno fa la rivista Internazionale ospitava una rubrica curata da Leo Hickman sul consumo consapevole e tra le altre cose ho scoperto che gli abiti possono rappresentare un problema per lo smaltimento. Gli articoli presentati ogni settimana erano davvero interessanti per quanto estremi e rendevano noi fedeli lettori degli snob.

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Michelangelo Pistoletto ‘Orchestra di stracci’

La questione ecologica sembra essere diventata una questione per chi se lo può permettere in termini di tempo e disponibilità economica. Porsi delle domande su origine e fine di un prodotto roba da isterici perdigiorno. Io credo che ancora una volta sia una questione di scelta. Possiamo ancora scegliere e rendere i nostri acquisti più attenti al dilagare del consuma e butta. Molte cose si possono riciclare (termine abusato e consumato dai troppi laboratori per bambini a tema della serie invece di fare aerei con la tua bottiglietta di plastica compra una borraccia), offrire e sopratutto riparare. Vicino casa mia c’è una bottega dove si verniciano vecchi mobili con risultati incredibili, è fantastico passare davanti a credenze che rievocano tinelli polverosi e bui e dopo due giorni ritrovarle in lilla ghiotte e chic.

Io ad esempio ho smesso di acquistare le ballerine di una nota marca spagnola perchè non si potevano risuolare.

Non penso così di salvare il mondo ma vorrei non smettere di pensare.

 

Tutte le immagini sono copyright di @librointasca tranne ‘orchestra di stracci’.

Leo Hickman “La mia vita ridotta all’osso

 

 

2 pensieri su “Stracci

  1. Trovo questo articolo molto profondo e delicatamente scritto, non offende nessuno e descrive benissimo una realtà da cui non possiamo sottrarci, mettendo in risalto grandi interrogativi riguardanti un futuro neanche troppo lontano. Grazie.

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