Dilemma

IMG_1021Ascolto la radio mentre raggiungo un’amica per andare a cena, accennano allo sciopero di domani, 8 marzo. Quello che io ho liquidato velocemente come uno dei soliti proposti dalle diverse sigle sindacali, in cui non mi sono mai raccapezzata granché, e a cui guardo anche con sospetto, visto che vengono proposti quasi sempre di venerdì o lunedì. Nella scelta di questi giorni mi sembra di ravvisarci un nemmeno troppo sottile inganno.

Ne parliamo anche a cena. Il senso del dovere mi mette in crisi. Il mercoledì lavoro in tre classi diverse, i bambini ci saranno? dovranno dividerli tra le altre classi? resterò indietro con il programma…

La serata prosegue piacevolmente, tornata a casa ci dormo su.

Ma la mattina il pensiero continua a ruotare sull’argomento… che faccio? Chiedo ad alcune amiche e colleghe, capisco i pro e i contro e poi rifletto sulla mia coscienza di genere.

Fin da piccola non mi è mai stato fatto pesare di essere una femmina, non credo di aver mai subito pressioni psicologiche, anche se da bambina quando ho detto a mio padre che volevo fare l’elettricista (il suo mestiere) lui si è messo a ridere, e mia nonna mi subissava di oggetti rosa e pieni di pizzi. Durante l’adolescenza dei genitori che potrei definire permissivi e la mia indole anticonformista e refrattaria alle costrizioni, mi hanno permesso di fare le esperienze che desideravo.

Poi mi viene in mente che quando nomino delle amiche mio padre (che è un po’ smemorato) spesso mi chiede “Ma chi, la figlia di X? La moglie di Y?”. Ora io lo so che non c’è un’intenzione negativa nelle sue parole, ma è indice di una mentalità che legittima la donna solo in funzione di una figura maschile. In giapponese la parola “vedova” si scrive 未亡人 e i primi due ideogrammi significano “non ancora morta”. E credo che non ci sia bisogno di aggiungere nulla.

E poi un’altra associazione mentale. Tipico gruppo di whatsapp tra amici, si organizzano uscite, si cazzeggia, si mantengono legami con chi è più distante. Nel gruppo c’è anche una coppia, lui mio coetaneo (36), lei una decina o più di anni in meno. Situazione tipo: si propone qualcosa da fare insieme, quindi confusione varia, io ci sono, io no, ma che giorno… Ecco mai una volta che questa ragazza si sia espressa in prima persona, abbia detto io, ma sempre riferendosi alla coppia.

E io mi chiedo se ne è consapevole, se sono io che ci vedo qualcosa di sbagliato, se semplicemente sono molto affiatati e si risparmiano di scrivere due messaggi.

IMG_1020Quindi in questo turbinare di pensieri alla fine ho deciso di scioperare. Sì, mi sento in colpa per i bambini che perdono una lezione, per le colleghe che dovranno lavorare anche per me, perché ho deciso di godermi la giornata, mentre ad altri, di qualunque genere sessuale, non è concesso.

Alla fine ho preso la decisione che mi rispecchia maggiormente e domani voglio raccontare alle mie alunne e ai miei alunni perché ieri la maestra non c’era.

PS Voglio ringraziare idealmente quel ragazzo che anni fa ha preso le mie parti, mentre io, incapace di reagire in maniera netta, subivo una molestia in autobus.

Disclaimer:
le immagini vengono da qui: https://nonunadimeno.wordpress.com/ e https://en.wikipedia.org/wiki/We_Can_Do_It!

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