Behind the camera (Aspirazioni di donne 2)

Questa è la seconda intervista che fa parte della nostra piccola indagine sulle aspirazioni femminili.

Ne avevamo parlato qui introducendo donne che sono riuscite a seguire i loro desideri e le loro passioni facendone un lavoro e una professione. Cosa che ancora oggi in Italia non sembra facile.

Questa volta abbiamo fatto qualche domanda a Sole Tonnini, che lavora in un ambiente affascinante, stimolante ma nel contempo piuttosto “chiuso” e anche molto chiacchierato, quello dello SPETTACOLO. Cinema, TV, il sotterraneo universo dei festival d’autore…

Bisogna davvero sapersela cavare poiché il multiforme dispiegarsi dell’audiovisivo prende varie direzioni (dalla Settima Arte si passa con uno schiocco di dita ai format riproducibili, o al cortometraggio di nicchia, sublime elevarsi d’animo tramite immagini che, però, non ha un mercato vero e proprio).

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Film uscito nelle sale nel 2016 e co-diretto con altri registi

Che lavoro fai?
Sono una regista.

A che età hai deciso di fare questo lavoro?
Ho deciso già da bambina perché quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo: “LA STAR!” e in qualche modo scegliere di fare la regista è sognare di diventarlo.

Hai seguito un percorso di studi per fare questo lavoro?
All’Università ho studiato Lettere con indirizzo Spettacolo, ma la vera formazione l’ho fatta sul set, iniziando a lavorare come “schiava”… come si dice in gergo!

E’ un ambiente prevalentemente maschile? Se sì, è stato o è difficile?
Purtroppo sì, è un ambiente prevalentemente maschile dove le donne faticano parecchio ad emergere perché essendo una sorta di caserma ed avendo una struttura in qualche modo piramidale, l’idea che a capo ci sia una donna fa paura e dà fastidio, ma ci si può arrivare, faticando molto.

Economicamente parlando, come ti sei trovata?
E’ un lavoro abbastanza remunerativo, dipende sempre dal progetto. Il problema diventa quando un lavoro finisce e bisogna aspettarne un altro.

Che differenza c’è tra lavorare per un progetto proprio, e invece prendere in mano la regia di un lavoro richiesto da una società di produzione legata ad una canale televisivo specifico (parlo di fiction)? La creatività che fine fa?
Fare un proprio progetto è decisamente più stimolante e creativo. Quando si lavora per una produzione o per una emittente tv si è sottoposti alla dura legge del giudizio o veto finale. Il nostro è un lavoro che rimane sempre creativo per fortuna e spesso anche il carattere del regista fa la differenza: essere sicuri e della proprie idee può essere un elemento vincente anche con i più ostinati e un pizzico di fortuna non guasta mai…

Ci sono stati momenti difficili? 
In un lavoro dove c’è competizione e dove spesso si deve scendere a compromessi, ci sono momenti difficili, come quelli in cui pensi che non ce la farai perché c’è qualcuno che ha preso il tuo posto.

Il sostegno della famiglia è stato fondamentale?
La mia famiglia mi ha sempre sostenuto anche perché il primo ad affacciarsi su questo mondo è stato il mio fratello maggiore che fa l’attore, e a 8 anni mi ha portata a teatro da sola a vedere l’Otello con Vittorio Gassman.

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Qual è esattamente il percorso che si fa all’interno del “Reparto Regia”? Esistono degli step?
Ho iniziato come “assistente” alla regia in un film di 2 puntate per la tv. Poi ho continuato sempre in regia passando a “secondo aiuto” regista e infine ad “aiuto regista” che è il braccio destro del regista. Lavorando molto sul set ho imparato tecnicamente a capire molte cose, a stabilire i tempi e a farmi un buon curriculum. Capita spesso quando si lavora in un reparto come questo di lavorare ripetutamente con lo stesso regista e la stessa squadra, perché si diventa una specie di grande famiglia e ci si fida dell’esperienza e delle conoscenze accumulate negli anni.
Quando mi sono sentita pronta ho esordito alla regia, in un cortometraggio che si intitola Rose Rosse. Ho avuto per questo progetto il sostegno di colleghi esperti e di amici che mi hanno aiutata a realizzare il mio primo lavoro da sola.

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Come sei riuscita a conciliare lavoro e famiglia?
Al momento non ho figli ma mi auguro che arrivino… Chi fa questo mestiere ha sempre delle famiglie un po’ scombinate… Ma io vedo i miei nipoti che sono felici e che hanno avuto la fortuna di vivere un mondo unico, pieno di risate e cultura.

Consiglieresti questo lavoro ad una ragazza?
Sì io lo consiglierei, ma solo a chi ha vera passione e talento, e non solo. Anche e soprattutto buona salute: perché come diceva Pasolini la salute in questo lavoro viene prima di tutto… Il set è un luogo duro: pioggia, neve, vento e caldo… Bisogna saper resistere.

                                                                                                  Tutte le foto sono copyright di @soletonnini

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