Giornata “NO”? Non sempre la lett(erat)ura ci può salvare…

Quand’è che si innesca il meccanismo nefasto del giorno sfortunato?

Dalla notte precedente? Un sonno ristoratore fa svegliare soddisfatti, vitali; al contrario una nottata a rigirarsi nel letto (cenetta a base di peperoni?) potrebbe maldisporci nell’affrontare il giorno a venire; può capitare di rimanere ingarbugliati in una sottile ragnatela di pensieri, calcoli, proiezioni, idee, ansie causa scadenze, impegni, appuntamenti, visite mediche, l’idraulico da chiamare sapendo già che ci lascerà in stand-by, e che continueremo a lavarci i denti nel bidet fino-a-chissà-quando! Coi figli, poi, basta poco: una tossetta insistente o un richiamo urgentissimo del tipo “mamma dov’è il mio cococò?” cioè il pupazzetto di peluche che si permette fughe notturne catapultandosi fuori dal lettino, ed ecco che la notte non è più sinonimo di riposo.

Anche le condizioni meteorologiche potrebbero incidere: l’elettricità nell’aria, o l’umidità che s’insinua nelle ossa – discorsi da vecchietti, lo so, mi rendo conto. L’afa incombente che rende flaccidi e pesanti… Fa questo effetto soltanto a me? Ripensare alla scorsa estate, di cui si avverte ancora il pesante strascico, mi fa subito sudare.

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Per me la Moka è una vezzosa signorina anni ’50

In quanti siamo rimasti ad usare la MOKA per fare il caffè? Forse in pochi. La mia ultima giornata “no” è cominciata con un sonno chissà perchè disturbato, e a seguire con una bella fuoriuscita improvvisa di caffè, cosa che può accadere anche se mi trovo lì accanto con pezzette e spugnette pronta ad arginare qualsiasi possibilità di danno. Così il caffè da bere risulta dimezzato e oltre tutto urge anche pulire il piano cottura! Se i bambini si destano nervosi, stanchi, tutt’altro che collaborativi – anzi oserei dire atti al boicottaggio sistematico di qualsiasi adempimento mattutino – c’è poco da fare. Siamo solo all’inizio, ma le premesse la dicono lunga: tutto ciò comporta – come minimo – un certo ritardo a scuola e, di conseguenza, in ufficio. Il traffico? Non lo voglio neanche considerare: sia che si vada a lavorare con i mezzi pubblici sia con la macchina o qualsiasi altro veicolo, rimane il mistero dell’algoritmo che lo crea. A Roma, quindi, vuol dire che ad ogni incrocio si nasconde un algoritmo! [Ecco cosa ne dice Focus: algoritmo del traffico]

Quando in ufficio lo scanner decide di scioperare, intuisco che forse le mie vibrazioni negative mi si stanno ritorcendo contro, stile boomerang. Tento di reagire, di alzare la testa. Dopo il lavoro, mi dico: vado a farmi un regalo, me lo merito. Entro contenta in libreria e mi compro due librettini, piccini piccini. Penso che voglio proprio soffrire, così in cassa mi presento con Agota Kristof: La vendetta e Ieri, editi da  Einaudi (sicuramente il cassiere deve aver pensato: la signora vuole proprio soffrire, dev’essere  la sua giornata “NO”). Torno a casa e, sistemandoli con un sorriso ebete stampato in volto sullo scaffale, ecco che scorgo un’altra copia de La vendetta. Il sorriso svanisce ed io mi sento più ebete di prima: come ho potuto dimenticare di aver letto un libro? Agota Kristof poi se vogliamo potremmo definirla proprio INDIMENTICABILE… In ogni suo scritto trapelano sofferenza e vuoto incolmabili, dati dall’abbandono della terra madre (nata in Ungheria, nel 1956 dovette fuggire in Svizzera in seguito alla Rivoluzione Ungherese) e il suo stile è il risultato dell’adozione del francese come sua lingua letteraria, utilizzato in maniera secca, scarna, diretta, violenta. Elementi autobiografici che salgono in superficie senza possibilità di oblio. E così, d’un tratto ricordo tutto: frammenti, microstorie: ben venticinque racconti o meglio pezzetti di racconti di personaggi alla deriva, di vite smarrite o grottesche, di misere solitudini. Forse mi ha tratto in inganno la copertina (la nuova edizione reca una foto diversa) ma non ho potuto far altro che inserire questa “amnesia” nella serie delle cose «sbagliate» capitate in giornata.

Tutto continua nel MIGLIORE dei modi con la perdita di coscienza del mio cellulare. Nel senso che (tanto per farci porre qualche domanda su cosa sia davvero importante) il nero assoluto del display che io associo al nostro encefalogramma piatto, e l’incapacità di dare alcun segno vitale nonostante l’attacco al cavo della batteria, mi fanno gettare la spugna. I-Phone in coma? Sono perduta! Nonni da contattare per recuperare un bambino su due; pseudo-marito da contattare riguardo questioni vitali tipo info idraulico; possibile arrivo del corriere per la consegna di attesissimo pacco, sua conseguente chiamata che rimarrà disattesa, e quasi certa consegna di suddetto pacco presso i nostri vicini senza che io possa avvertirli prima – che figura!

Cala il buio. La giornataccia sta per concludersi, non senza la rottura del penultimo bicchiere da trattoria – di cui sono patita… Grazie bimbi! I vicini di casa temo ci odino, ma a parte questa preoccupazione, proprio all’approssimarsi della mezzanotte il cellulare decide di rianimarsi.

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Ieri + ultimo bicchiere

Proprio mentre sto finalmente soffrendo per la lettura di Ieri, libro disarmante, semplice e spiazzante, duro e senza possibilità di salvezza, di alternative. E mentre mi sto lentamente e amaramente rendendo conto di riconoscerne e ricordarne perfettamente la trama. Eppure ne sono sicura: questo libro io non l’ho mai letto prima!

Semplicemente vidi un film nel lontano 2002, dal titolo Brucio nel vento, di Silvio Soldini, tratto da questo romanzo. Ora posso dirlo: e che sfiga!  Meno male che “DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO“.

P.S. Il film Brucio nel vento fu pensato per far piangere e ci riuscì benissimo: atmosfera, colonna sonora, oltre alla trama in sé, e ambientazioni sembrano tutto fuorché appartenenti ad un film di Silvio Soldini, generalmente più soft e impegnato nel ritrarre quadri decisamente italiani, personaggi da risvolti sfaccettati, sottili dinamiche psicologiche. Intuisco i motivi che abbiano indotto questo regista, che ammiro moltissimo, a trarne il film: l’esilio, la condizione di operaio, il sogno di un amore impossibile, il terribile passato da nascondere. Ivan Franek diede volto al protagonista con una interpretazione molto efficacie. Ma la cosa più particolare del romanzo è lo stile della scrittura, davvero unico, che purtroppo non si può rendere cinematograficamente. Il romanzo è da leggere tutto d’un fiato. Consiglio: meglio se durante una giornata “SÌ”.

P.S. 2 L’idraulico ha detto che… ci farà sapere.

           Le immagini di questo articolo sono copyright di whilemyguitargently e unrequiredRoss (E’ ORA by Chito) 2017

7 pensieri su “Giornata “NO”? Non sempre la lett(erat)ura ci può salvare…

  1. Moka rovesciata sui fornelli.. un classico! Mi sono superata in sfiga mattutina solo quel giorno in cui mi cadde dalla mano un barattolo pieno di miele che si andò a schiantare DIETRO al frigorifero… brrrrrr lo ricordo ancora con un brivido

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  2. Ho letto la Kristof in gioventù, a venticinque anni circa, e mi piacque anche se fu subito chiaro che la sua durezza non fosse consigliabile a tutti… Se oggi mi regalassero un suo libro (non conosco La Vendetta) probabilmente non lo aprirei neanche. Col tempo cambiano i gusti, e anche la resistenza o la voglia di affrontare certi temi. Preferisco libri con argomenti tra i più svariati ma non così pesanti. Oppure una ripassatina ai classici, che non fa mai male. Questo per me è tempo di Anna Karenina, anche se non è come la PRIMA VOLTA! Un saluto.

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  3. Ho avuto qualche giorno fa una giornata del genere, lunga terribile spossante. Ora quando la racconto mi viene da ridere ma al momento non c’è mantra che tenga. La Kristof confesso di averla data via, passi Ieri ma la Trilogia non sono riuscita neanche a finirlo anzi mi sono fermata alle prime pagine. Lettrice codarda … E comunque Moka forever!

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