Cars3 – quando l’importante non è vincere.

Uscito in sala da poche settimane è già fonte di grandi polemiche tra genitori.

Un film fatto bene come i primi due. Che torna ad una trama più semplice con gare ed allenamenti come il primo Cars e che racchiude in sè anche tematiche difficili. 


Prima fra tutte la vecchiaia, il credere in se stessi e nelle potenzialità degli altri.

La vecchiaia affrontata con Saetta che finisce le gare superato dai giovani più forti e potenti. Scintillanti e patinati. Irrispettosi di Saetta e degli altri campioni del passato. Lo deridono con la stessa boria che aveva lui agli esordi nel primo Cars. La sfrontatezza dei giovani rampanti che non hanno paura di nulla, sono certi della loro superiorità e non sanno quanto un esperto corridore possa essergli d’aiuto.

Il credere in se stessi affrontato con il primo personaggio femminile nella storia di Cars a gareggiare, Cruz Ramirez. È un’allenatrice, adora correre ma impaurita dalla sua prima esperienza in gara ha rinunciato al suo sogno di gareggiare. Allenando Saetta e creando un legame di fiducia e rispetto con lui riesce a superare le sue paure e a scendere in pista.

Avere stima degli altri e credere nelle loro potenzialità invece diventa la luce che darà nuova vita alla carriera di Saetta che passa dalla pista ai box come allenatore e guida, così come il dr. Hudson aveva ritrovato nuovo slancio nell’allenare l’impetuoso Saetta McQueen.

Il ciclo sembra così concludersi in questo terzo appassionante film. Ma un prodotto così ben fatto e redditizio sarebbe inopportuno abbandonarlo, quindi speriamo in un eventuale seguito con Cruz come protagonista.

Se non lo avete ancora visto questa parte potrebbe contenere uno spoiler. 

Ho sentito e letto polemiche sulla delusione per la mancata vittoria di Saetta, ma nel ciclo di Cars l’importante non è vincere. È impegnarsi e mettercela tutta. Perché la vita non sempre ci porta a vincere, a volte rinunciamo per aiutare qualcuno in difficoltà come in Cars 1; altre volte ci sono cose più importanti che finire una gara, ad esempio smascherare un imbroglio, come in Cars 2; altre volte capisci che qualcuno può fare una cosa meglio di come la faresti tu se solo lo aiutassi un po’. Ed è proprio in questo la forza di questi film. Non ci sono supereroi, ma eroi onesti e leali, amici fedeli e sinceri che sanno anche aiutare.

La storia ci fa notare come in nessuno dei Cars il protagonista vince. Perché l’importante non è vincere ma partecipare lealmente senza scorrettezze e sempre rispettando gli altri. Siano essi più vecchi di noi come il “re” della prima Piston Cup o la giovane Cruz del nuovo film.

I nostri figli bombardati da personaggi perfetti e magnifici come i supereroi dove tutti sono solo buoni o cattivi e non c’è altro scopo che vincere e salvare il mondo qui scoprono una versione più umana della vita, fatta di sentimenti e delusioni, di tentativi e di impegno, di saggezza e arroganza. 

Insomma alla fine solo la ricerca dell’eroe perfetto può lasciare delusi da Cars 3.

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