Dormire ad occhi aperti

Solitamente quando tento di raccontare un sogno avverto sempre una certa impazienza. In generale la confessione onirica è sconnessa e il pericolo di ritrovarsi ad ascoltare lunghe contorte confessioni su tenerezze negate o paradisi perduti spaventa il malcapitato.

In questo caso invece ho trovato una uditrice volenterosa e partecipe così ho deciso di condividerlo.

melograni

«Cammino in un bosco, probabilmente in gruppo, giungo presso una grande edicola di legno quasi una casa aperta. Sicuramente un luogo sacro. Lì sono disposte per noi molte cose da mangiare che sembrano avere una funzione depuratrice. Ciotole con legumi, futta, thé e del riso secco a forma di barchetta (chissà se esiste davvero). Dopo aver mangiato veniamo condotti in una grande sala di meditazione, spoglia con il pavimento in legno. Ognuno di noi si siede in terra e vengono distribuiti dei libri. Abbiamo a disposizione il resto della giornata per leggerli, impresa impossibile (saranno almeno 700 pagine ciascuno). Inizio a leggere. Leggo, leggo e rileggo ma non capisco nulla, è un libro di logica e perdo continuamente il filo. Perdo memoria di quel che leggo immediatamente. Vedo gli altri che leggono e vanno avanti.

Il tempo passa finché una signora seduta di fronte a me, dalla faccia larga e il corpo mollemente eretto, una maestra incontrata durante un open day per scegliere la scuola elementare di mio figlio, mi chiede a che punto  sono. Io le dico alla prima pagina perché non capisco quel che c’è scritto, lei risponde “Per forza, tu dormi! Come fai a leggere se dormi?” e dopo una pausa “Svegliati!”.

Apro a fatica gli occhi, le ciglia sembrano incollate, è buio. Quel che vedo non è più la pagina scritta ma una specie di pagina illustrata animata. E’ ancora un pò buio. Lei mi chiede, cosa vedi? E con la mano indica una piccola figura, metà persona e metà fungo. “Di cosa ha paura?” La mia mano scorre nell’altra pagina dove c’è un grande albero e qualcos’altro che non distinguo. Fine del sogno».

Al risveglio non ho pensato ai riferimenti autobiografici né al cartone animato in cui ero finita ma a quel “Svegliati!”. La semplicità dell’intonazione, la naturalezza di ciò che veniva chiesto.“Apri gli occhi!” e basta, come “Allacciati le scarpe!” o cadi.

danzatrici

I piccoli risvegli costellano la nostra vita più spesso di quanto si creda, restiamo giorni e giorni ad occhi chiusi e l’unica cosa che ci sembra accessibile è il ragionamento dimenticando il sipario del nostro cristallino sensibile. E poi basta un niente, basta fare un po’ più di attenzione e qualcosa cambia. Non cambia la realtà ma la nostra percezione, il modo di accostarci alle persone e agli eventi. Certo, non risolveremo i nodi del grande albero ma potremmo almeno vederli senza sbatterci in continuazione!

Ricordarmi di questo mi procura un certo sollievo per questo ho deciso di raccontarlo.

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