Baby Boss

Il mio secondo figlio è la copia (sputata) del protagonista! A chi chiedere i diritti?

La DreamWorks Animation ha sfornato un altro sicuro successo: Baby Boss. La locandina di per sé fa già ridere: biondino e cattivello, è tale e quale al mio pargoletto quasi duenne. IMG_7457

Sarà che avendo partecipato all’evento che la 20th Century Fox ha organizzato per l’anteprima dell’uscita nelle sale, si sovrappongono le immagini nella mia testa: il mio piccolo diavoletto è davvero baby boss? Domenica scorsa otto bimbi di età compresa tra uno e due anni si sono presentati al cinema Adriano, vestiti come il protagonista: sono scesi dalla limousine e hanno percorso il carpet, che per l’occasione non era red ma blue, fino alla sala principale. E mio figlio era tra le otto “simpatiche canaglie”!

Tratto dal best seller omonimo di Marla Frazee, ecco che dal 17 Aprile arriverà nelle sale italiane. Sceneggiato da Michael McCullers, diretto da Tom Mc Grath, e animato da Carlos Puertolas – che ha optato sapientemente per un “normalissimo” 2D, devo essere sincera: fa morire dal ridere, ma fa anche commuovere, e fa persino riflettere. Tutto orchestrato magnificamente, of course.

Tim, settenne fantasioso ragazzino americano, unico-genito di una famiglia perfetta americana (di quelle da villetta e giardino completo di casa sull’albero, ma non la casa sull’albero canonica, bensì costruita a foggia di nave pirata!), vive una vita da definirsi, appunto, perfetta; con due genitori che nonostante il lavoro totalizzante, sanno essere “perfettamente” presenti, sempre pronti a raccontare favole e a strimpellare la sua canzone preferita (Black Bird, dei Beatles, che qualche nostalgico come me apprezzerà in questa versione acustica Black Bird (rare acoustic) / The Beatles ).

In questo quadretto idilliaco è giusto pure che capiti la disgrazia, perbacco! L’evento scatenante è il seguente: la quotidianità del viziato Tim subisce uno scossone all’arrivo del secondogenito, suo… fratello? Il ralenti sui labiali del papà che scandisce la parola brother ha fatto ridere tutta la platea. Il baby senza nome è un tipo buffo, che giunge in taxi e va in giro conciato come uno dei mitici Blues Brothers o se vogliamo come una vera iena di “tarantiniana” memoria: completo nero ed inquietante valigetta ventiquattrore; la cosa peggiore è che ben presto mette tutti al proprio servizio. Tutti tranne Tim, che sembra essere l’unico a subodorarne la stranezza. A ben guardarlo, il piccolo somiglia, e non solo fisicamente, ad un altro personaggio animato che impersonava un bebè ma che non lo era affatto : Baby Herman in Chi ha incastrato Roger Rabbit? – cult movie a tecnica mista del 1988 – fumava il sigaro, mentre Baby Boss vorrebbe terribilmente mangiare sushi! Così come i tratti del volto e il ciuffetto biondastro del “cattivo” Francis Francis ricordano vagamente quelli dello spietato Giudice Morton, acerrimo nemico di Roger e di tutti i cartoons. Pura casualità?

leader foto

La vicenda prende un’impennata da spy-story quando in effetti il bebè ammette di essere in missione segreta per salvare le famiglie di tutto il mondo da un prossimissimo futuro in cui l’amore (familiare) si concentrerà totalmente verso adorabili cuccioli di cane, cuccioli speciali, che rimangono per sempre tali. E la disastrosa ed inesorabile conseguenza sarebbe: niente più bambini.

Un leggerissimo spunto fantascientifico di riflessione sull’abbassamento del tasso di natalità nei paesi industrializzati? Mi sa… In verità la questione non viene seminata poi così bene, per cui si rimane un po’ spiazzati soprattutto quando spunta “il nemico” o “l’antagonista” dei nostri fratelli/eroi – che dovranno necessariamente coalizzarsi nonostante l’astio iniziale, per vincere – che rimane un personaggio delineato con tratti debolucci e poco convincenti. Vero è che ai bambini poco interessa, ma visto che gli adulti sono investiti continuamente da rimandi pop – americani, of course –  che solo loro possono intuire (gli innumerevoli Elvis stipati sul volo per Las Vegas, sono comunque divertenti), questa è forse l’unica pecca dell’intreccio.
I ragazzi rimarranno ipnotizzati dall’action mixata con immaginifiche visioni infantili, e realizzata con una animazione che gioca con stili sempre diversi.

Tutto sommato anche se la celestiale fabbrica-di-bambini e la mega società multinazionale dei for-ever-pets rimangono elementi nebulosi, a noi piace pensare che in fondo tutto si risolve grazie alla fantasia (quella pura, dei bambini), alla famiglia (resisterà nel tempo questo paradigma sociale?), all’amore, quello vero che si moltiplica all’infinito, se i figli sono infiniti!

Molto americano, sì ma anche molto internazionale, no?

Indovinate qual è il mio “B.B.” sbirciando sul profilo Facebook di Baby Boss Italia

 

2 pensieri su “Baby Boss

  1. Forse il tuo pargolo b b è quello biondino, paffutello con la grinta da boss?! Stupendo! Un mix di tenerezza e simpatia😘Ufficialmente eletto baby boss 3D.👑💼👔

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