Chimamanda

Sto leggendo su suggerimento di varie amiche i libri di Chimamanda Ngozi Adichie dopo aver sentito una sua conferenza su TED.comthe danger of a single story“.

Ho da poco finito Half of a yellow sun e devo dire che mi è piaciuto molto. All’inizio sembra partire a stento con una attenzione descrittiva puntata soprattutto al lettore straniero, ma dopo i primi capitoli si scalda, introduce vari personaggi e riesce, anche se un po’ forzatamente, a far parlare persone molto differenti tra loro.  Purtroppo, visto l’argomento degli scontri tra gruppi etnici, guerra del Biafra (che loro chiamano guerra civile) e profughi, ha un impatto emotivo molto forte e rende difficile andare avanti sebbene la storia scorra così fluidamente.

La storia è narrata con una maestria dialettica che trovo molto superiore al linguaggio di Americanah, e più vicino ai racconti brevi (The Shivering e Imitation) che avevo letto prima di Americanah.

Americanah invece non mi è piaciuto molto. Interessante in quanto racconta di un mondo che non conosco, la Nigeria, gli emigranti per studio e la società americana vista dal punto di vista di una nera non americana. Però è prolisso, poteva scrivere 3 libri separati. E poi è una storia troppo autoreferenziale.
Mi piace il fatto che la protagonista Ifemelu sia una che parla fuori dai denti e che in America abbia un moto di libertà dagli stereotipi però poi tornata in Nichimamandageria rientra nelle convenzioni della società. E non mi è sembrata fiera ma solo piena di sè e della sua superiorità. Incapace di mettersi in discussione fino in fondo. Il mondo gira intorno a lei che guarda tutti dall’alto in basso. Sbaglia e fa cazzate ma c’è sempre qualcuno li pronto ad aiutarla e anzi tornano tutti da lei adoranti.
Ho sperato fino alla fine che lottasse un po’ per le sue cose che invece le cadevano in grembo sempre facili facili. E che alzasse i tacchi e se ne andasse dalla vita di Obinze.
Poi avrei saltato a piè pari anche tutto il pezzo sull’elezione di Obama. Non serviva entrare così nel dettaglio. Poteva farci un racconto separato. Non sembra utile alla narrazione e tende a rallentare il ritmo già ridondante del libro.
Mi è stato ribattuto, d’altronde, che è in generale un libro ben scritto e pieno di molti spunti interessanti e non scontati, anzi che aveva il pregio di avere una protagonista non “perfetta”, con una storia che lascia aperto un futuro possibile, ma sicuramente non perfetto.
Mi hanno anche fatto notare che mette in rilievo la condizione di tante persone che lasciano il proprio mondo per affrontarne uno nuovo, che si perfono e a volte fortunatamente si scoprono più forti e migliori di quello che pensano.
Ad un’altra amica è piaciuto per come ti fa entrare nel mondo degli immigrati, dalla pattinatrice afro alla zia medico, per quello che racconta della Nigeria di oggi, dei vari pregiudizi della società americana, dei vari modi di essere neri.
Cito letteralmente quello che mi ha scritto Giusy perchè non ho modo di paragrafarlo senza perdere l’entusiasmo che traspira dalle sue parole:
Ifemelu è l’Africa che si riscatta, una donna africana che urla contro stereotipi e pregiudizi e lo fa rialzandosi fiera dopo essere caduta nella disperazione più profonda. La disperazione di chi perde le proprie radici ma consapevole del proprio valore si prende un po’ di rivincite una volta in piedi. A mio parere un personaggio femminile meraviglioso.
Ifemelu è una donna piena di sè, ma nel senso buono. Consapevole del suo valore che difende e mette davanti ad ogni cosa. Per me il top.

https://it.wikipnigeriaedia.org/wiki/Chimamanda_Ngozi_Adichie

Mi rendo anche conto di non conoscere quasi nulla della storia delle nazioni africane post coloniali. Grave lacuna, mi documenterò.

(Qui la seconda parte delle riflessioni su Chimamanda)

http://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/percorso/163/storia-della-nigeria

Un pensiero su “Chimamanda

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