Legge o giornalismo? (Aspirazioni di donne 4)

Quando la passione ha la meglio sugli studi, su una possibile carriera forense e sulle aspettative di vita che ci eravamo prefissate a 20 anni.

Intervistiamo oggi Giusy che ha seguito la sua passione per la scrittura e il giornalismo abbandonando il sentiero imboccato con gli studi universitari.

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In India

Che lavoro fai?
Sono giornalista. Prima lavoravo soltanto da freelance (Italiaoggi e riviste specializzate), ora da 4 anni lavoro anche in un ufficio stampa. Mi occupo del settore agroalimentare.

A che età hai deciso di fare questo lavoro?
Diciamo che ho avuto sempre la passione per la scrittura. Nel 2002, a 25 anni mentre ancora studiavo all’università alla facoltà di Giurisprudenza ho iniziato a lavorare per un’agenzia di stampa…poi mi sono laureata, ho iniziato il percorso “giuridico” ma continuando a lavorare per l’agenzia, dove poi ho scelto di rimanere.

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Su una mongolfiera in Portogallo per un tour alla scoperto del mondo del sughero con cui fanno i tappi dei vini.

Hai seguito un percorso di studi per questo lavoro?
No appunto. Mi sono laureata in Legge, in procedura penale. Tutt’altra cosa, ma allora volevo fare anche tante altre cose. Alla fine, forse ho scelto il percorso più difficile, ma sicuramente più congeniale al mio modo di essere e alla mia passione.

È un ambiente prevalentemente maschile quello in cui hai iniziato a muoverti? È stato difficile?
Assolutamente sì. Considera che io mi occupo da sempre del settore agroalimentare che è un settore economico con una presenza prevalentemente maschile. Ricordo una riunione al Ministero nell’estate 2003. Avevo 26 anni era Luglio ed ero in giro quando mi chiamarono per andare subito a seguire una riunione al Ministero delle politiche agricole. Arrivai, praticamente in canottiera, la sala era piena di soli uomini in giacca e cravatta… La titolare dell’agenzia era però una donna e da lei ho imparato molto. Soprattutto a farmi apprezzare per quello che valevo e non solo per l’aspetto estetico. E’ stato un po’ difficile, ma alla fine ne è valsa la pena. Adesso nell’ufficio stampa dove lavoro, pur essendo un sindacato, abbiamo il problema contrario: siamo quasi più donne che uomini!

 

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In Sicilia tour delle aziende vinicole

Economicamente parlando.. come ti sei trovata?
Se vuoi fare il giornalista devi sapere che non vedrai il becco di un quattrino per molti anni. Anzi, io sono stata fortunata perché all’inizio percepivo anche una sorta di stipendio mensile, che non era un granché ma a me sembrava tantissimo. Diciamo che all’epoca stavo ancora a casa e potevo permettermi di lavorare senza guadagnare molto. Avere una famiglia alle spalle è all’inizio fondamentale per fare questo lavoro. Poi, con il passare del tempo e quando mi sono sposata, ho dovuto lavorare sempre di più, incrementando le collaborazioni, per arrivare ad ottenere una cifra che fosse …C’è stato un momento che scrivevo per 5 testate differenti…

 

Ci sono stati momenti in cui hai pensato di mollare? E come hai trovato la forza di andare avanti in momenti difficili?
Sì c’è stato, soprattutto quando dopo aver avuto la prima bambina sono iniziate le liti con mio marito che insisteva sul fatto che dovessi trovarmi un “lavoro vero”.. Spesso mi diceva: “Anche lo stagnaro prima era un lavoro, adesso non lo è più e gli stagnari si sono messi a fare altro”. Lui è avvocato e ha un approccio molto pragmatico alle cose, ma io non volevo abbandonare il mio mondo e tutto quello che faticosamente, e da sola perché non avevo parenti nel giornalismo e nessuno mi ha mai aiutato, avevo costruito. Ho continuato a lavorare duramente e ho proseguito sulla mia strada nonostante le delusioni e le mancanze economiche. A peggiorare la situazione è arrivata anche la crisi dei giornali …Prima il taglio dei compensi, poi un editore ha proposto a me e ad altri collaboratori il pagamento immediato delle fatture arretrate di un anno, ma con il taglio del 30%….io mi sono opposta e avrei fatto una battaglia infinita per ottenere quello che ci spettava, oltre che per affermare la nostra dignità personale e professionale. Ma i miei colleghi hanno avuto paura di perdere la collaborazione e di non poter più lavorare..così, visto che ero rimasta sola, ho accettato anche io. Ecco, questo è stato il punto di rottura…la delusione si è trasformata in disillusione e ho cominciato a cercare altro. Però sono stata sempre convinta dentro di me che non mi sarei dovuta accontentare di qualsiasi cosa avessi trovato, dovevo insistere nel mio settore. E’ stata dura, ma alla fine sono stata ripagata perché ho trovato lavoro in un ufficio stampa di un sindacato del settore agroalimentare che conoscevo da molti anni..e dove mi hanno permesso anche di continuare a scrivere sul giornale!

 

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Aziende vinicole in Sicilia

Il sostegno della famiglia è stato fondamentale?
All’inizio il sostegno economico della famiglia d’origine sì. Quello morale no, perché i miei hanno continuato a dire a tutti che ero avvocato per circa 10 anni, per loro era come se fare la giornalista fosse un gioco per me….C’è voluto un po’ ma anche loro alla fine hanno capito. Anche in questo caso la caparbietà mi ha impedito di conformarmi a un modello familiare quasi imposto. Il sostegno della famiglia che mi sono creata anche non è stato esaltante (per quello che ho detto prima di mio marito), ma ora va meglio…

Un lavoro incerto come ha influito sulla tua vita privata?
Caratterialmente io non cerco la stabilità e quindi non ne ho troppo risentito. In più c’è stato il vantaggio di poter seguire la bambina ed essere molto presente, ma al tempo stesso la questione economica era molto traballante. Ci sono pro e contro. Oggi ho un lavoro più solido a livello economico ma ho meno tempo per stare con le bimbe, la seconda figlia che ha 10 mesi non potrò seguirla come ho fatto con la prima.

Hai avuto un mentore o una figura di riferimento che ti ha guidata nell’imparare il mestiere?
Quando ho iniziato a lavorare in agenzia il titolare era un signore ormai anziano, un giornalista vecchio stampo di quelli che non esistono più. Ogni volta che scrivevo qualcosa per lui, mi lasciava dei bigliettini di incoraggiamento con scritto “Brava, continua così” o “Complimenti…” Li conservo ancora e il fatto che uno come lui spendesse anche solo due parole per incoraggiarmi mi ha dato tantissima spinta. Al contrario sua figlia, che dirigeva l’agenzia, mi ha sempre detto: “Io non ho tempo di insegnarti nulla, perciò guardati intorno e impara quello che devi”. Anche questo è stato un modo per insegnarmi il mestiere. I giornalisti rubano con gli occhi. Il vero salto di qualità però l’ho fatto lavorando per ItaliaOggi. Il mio capo (e oggi anche amico) mi ha veramente insegnato a essere una giornalista. Lui mi ha insegnato il senso della notizia, a riconoscere quando anche se non sembra c’è una notizia dietro ad una dichiarazione o ad un evento che sembra inutile, da lui ho imparato che le cose importanti vanno dette nell’attacco, ovvero nelle prime 5 righe del pezzo, da lui ho imparato a scrivere correttamente di qualsiasi argomento senza esprimere nessun giudizio, da lui ho imparato moltissime altre cose…e senza mai lavorare nella stessa stanza (perché lui si trova a Milano). Ho beccato tantissime strigliate (e ancora forse me ne farà), ma lo ringrazio perché lui è sicuramente la persona da cui ho imparato di più.

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Giornalisti indiani in visita per l’olio d’oliva

Vorresti negli anni fare tu da mentore?
Non so se il giornalismo in senso tecnico ha ancora un futuro. Oggi è tutto molto diverso, i giornali si fanno dietro a un computer e non più andando in giro, parlando con le persone. Ma comunque se mi trovassi davanti qualche giovane di belle speranze, certo gli insegnerei alcune delle cose più importanti che ho imparato nel tempo. Alcune però..le altre deve impararsele da solo, perché il giornalista si fa sulla strada…

Sei soddisfatta del tuo lavoro? Lo consiglieresti ad una ragazza?
Sì sono molto soddisfatta del mio lavoro. Amo follemente scrivere e, anche se non ho potuto essere assunta in una redazione, oggi ho  la fortuna di lavorare in un posto dove posso gestirmi il tempo e le attività liberamente. E  questo non è usuale nel lavoro. Forse quello che faccio oggi è un po’ più  “monotono” rispetto all’adrenalina che vive il free lance, ma per una come me la libertà di azione è un valore aggiunto (non ho orari rigidi di ingresso e mi lasciano molta autonomia). Ad una ragazza consiglierei di non mettersi subito dietro a una scrivania e un pc, ma di andare in giro: le esperienze bellissime che ho fatto, le persone che ho incontrato, il senso di novità e soddisfazione che ti dà cercare sempre nuove notizie e approfondire argomenti che magari non conosci sono tutte cose che ti arricchiscono e ti formano, anche e soprattutto umanamente. L’ufficio stampa è un altro lavoro, ugualmente stimolante, ma diverso. Spesso ti relazioni con persone di cui non vedrai mai la faccia; eppure io sono convinta che, oggi, nell’era delle relazioni digitali, il rapporto umano conti ancora molto.

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Tour degli uliveti in Puglia con giornalisti provenienti dall’India

 

 

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