Rispetto gli altri nei miei acquisti?

Quante cose compriamo durante l’anno? Utili e non, vi siete mai chiesti da dove vengono? Chi le ha confezionate? Da quali materiali sono ricavate?

E la domanda successiva sarà: sono state rispettate le persone che hanno preso parte al processo di lavorazione? È stato rispettato l’ambiente? Domande difficili da digerire, perché spesso la risposta scoperchia lavoratori in stato di completo sfruttamento, aziende che se ne fregano delle persone e della natura da cui traggono solo profitto. Forse dovrebbero interessarci di più.

L’unica arma che abbiamo come consumatori è convogliare le nostre spese su prodotti che cercano di impattare poco a livello di inquinamento e che siano prodotti da aziende che rispettano i lavoratori. Certamente i prodotti di questo tipo costano di più, perché l’azienda spende di più, ma facendo un po’ di attenzione si riesce a comprare con coscienza senza gravare troppo sul bilancio familiare, magari rinunciando alla quantità a fronte della qualità.

Da qualche anno cerco di minimizzare il mio impatto sull’ambiente comprando prodotti che dovrebbero fare attenzione a non devastare tutto, dal tonno pescato a canna al tovagliolo di carta riciclata 100%.

Vestiti che abbiano poco impatto sull’ambiente, fibre naturali o riciclate mi aiutano a vivere in modo più cosciente i miei acquisti. Evitare le bancarelle e il prodotto molto economico mi ha aiutato a ridurre di molto gli acquisti: quando un capo di abbigliamento costa molto ci penso bene e compro solo quello che mi sta bene indosso e che realmente mi serve.

Qualche sfizio ovviamente me lo concedo, ma a quel punto cerco di comprare cotone biologico, tessuti naturali, tessuti provenienti dalla filiera equosolidale e riciclati.

Compro spesso su Altramoda.net e devo dire che le prime volte restituivo quasi tutto, troppo largo, troppo strano, tessuto per me troppo pizzicoso e tanti altri motivi… poi ho imparato a riconoscere i tessuti, le taglie UE (alle quali dobbiamo sempre aggiungere +4) e a leggere le recensioni, sempre molto utili.

Quest’anno ho anche provato una presa di coscienza tutta italiana: Emersum, il bikini creato con tessuti ricavati da materiali riciclati. Certamente non costa come un costume della bancarella. Ne avrò uno solo nuovo quest’anno ma tanto chi ha bisogno di tanti costumi? Quando i vecchi non ce la faranno più li sostituto con uno nuovo di questo tipo.

Le borse sono rientrate in questa nuova presa di coscienza. Ho decine di belle borse che basta pulire bene prima di riporle e durano una vita, ma quante belle borse vorrei comprarmi ancora!! Poi però se mi fermo a riflettere penso sia il caso di aspettare e utilizzare quelle che ho e che la prossima borsa che comprerò sarà della filiera del riciclo. A guardare bene online si trovano delle bellissime cose, certo non sono di griffe alla moda, ma presto lo saranno. Un’amica ha una bella borsa dal tessuto resistente e con un delizioso disegno fatta con fibre derivate dalle bottiglie di plastica riciclate. Si chiama HaikuBags (mi hanno fatto sapere dall’azienda che non spediscono in Europa, però si trovano su Amazon, c’è poca scelta su quello italiano, ma qualcosa c’è: tracollina verde, borsa grande per PC, Tracolla viola, borsetta a mano, zainetto a fiori, borsa rossa)

Un’altra amica ha raccontato nel suo blog Scarlet Jones Travels del ragazzo che vende borse fatte con tessuti jeans riciclati e il cui ricavato va ad un’associazione che aiuta i bambini in Indonesia.

Per le scarpe cerco di comprare meno sull’entusiasmo del momento, preferisco scarpe comode, anche a scapito dell’estetica, come le Vivobarefoot, ad effetto piedi nudi, con suole in plastica riciclata, basse e comode perché i miei piedi e le mie gambe sono fatti per camminare e se le scarpe che indosso non me lo permettono, forse ho fatto delle scelte sbagliate.

Stare bene con se stessi e con il mondo è più importante della moda e del modello brillante e stiloso, così stretto da devastare il piede ma comunque bello bello bello o così attillato che non riesci neanche a muoverti o così plasticoso che appena lo indossi inizi a sudare.

Insomma prendendo coscienza dei nostri acquisti potremmo anche avere l’opportunità di aiutare gli altri indirettamente.

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