La filosofia dei concerti (Aspirazioni di donne 1)

Studiamo per una vita nella speranza che la facoltà universitaria che abbiamo scelto ci faccia sentire pronti ad affrontare la vita è il mondo del lavoro.

A volte, però, un percorso di studi ci apre soprattutto la mente più che affidarci nelle sapienti mani del mondo del lavoro.

Abbiamo introdotto qui questa nostra serie di interviste alla scoperta delle aspirazioni di donne, dei motivi che ci spingono a parlare di donne che sono riuscite a seguire i loro desideri e le loro passioni facendone un lavoro e una professione.

Apriamo questa rubrica con Raffaella Favilla, che ammiro e invidio allo stesso tempo: fa un lavoro che avrei voluto fare anche io.. forse, se avessi avuto le idee chiare e una passione estrema come la sua.

Che lavoro fai?
Lavoro nella produzione di concerti, eventi e tv.

A che età hai deciso di fare questo lavoro?
Non ricordo l’età che avevo quando l’ho deciso…ma passarono parecchi anni prima di riuscire a farlo e ho iniziato, come spesso dico, per un colpo di fortuna/sfortuna a 27 anni. Se non avessi raccontato per puro caso ad un amico che lavoro volessi fare, forse starei facendo altro. Ho rimandato il colloquio con la persona che poi mi prese, tre volte. Ansia. Da quel momento in poi tutto accade velocemente.

Hai seguito un percorso di studi per questo lavoro?
Assolutamente no. Stavo già studiando e cambiai radicalmente decisione rispetto a quello che inizialmente doveva essere il mio percorso. E trovandomi, per questa
ragione, anche un po’ spaesata.

È un ambiente prevalentemente maschile quello in cui hai iniziato a muovere i passi nell’organizzazione concerti. È stato difficile?
E’ stato, lo è e ahimè lo sarà. Non sempre, non in tutti i progetti in cui ho lavorato, ma capita…anche solo di ricevere una frecciatina/battutina sul fatto di essere donna.

Economicamente parlando.. come ti sei trovata?
Ah qui casca l’asino! 😉 Alti e bassi, periodi molto duri e poi improvvisamente ti rimetti in sesto. Ma io ho scelto di essere freelance, come la maggioranza dei miei colleghi, e questo è lo scotto da pagare. Niente certezze, molte esperienze diverse!

Ci sono stati momenti in cui hai pensato di mollare? E come hai trovato la forza di andare avanti in momenti difficili?
Sempre, anche ora mentre ti rispondo. Il motivo lo hai letto sopra. L’incertezza è quella che ti non molla mai e che ti fa pensare “uhm ma a 60 anni potrò ancora lavorare a questo ritmo???” La risposta è ovvia: no. E allora il pensiero di mollare non è che ti sfiora… ti possiede! Senza raccontare tutto il processo mentale (che nel mio caso è sempre molto elaborato), ti ritrovi a mettere sulla bilancia quanto di bello ti da e quanto di bello ti toglie…e alla fine, sempre nel mio caso, immagino di fare altro e, non vedendomi felice, decido di andare avanti. Non so per quanto sarà così ma per ora è esattamente quello che mi da la forza di continuare.

disso

Il sostegno della famiglia è stato fondamentale?
Beh ci sono due tipi di sostegno: economico e morale. Nel mio caso la parte economica si risolveva da sé: non potevo pensare che i miei mi avrebbero potuto mantenere quando sono andata via di casa. Certo, sapevo che se avevo delle urgenze economiche non troppe gravose come il dentista (di frequente, nel mio caso) o cose simili, mi avrebbero aiutato. Ma non più di questo. E neanche l’avrei voluto.
Moralmente, è più complicata. Per le ragioni di cui sopra, i miei avrebbero voluto la famosa busta paga. O comunque delle certezze. In breve, mio padre mi ha sempre detto “A me il tuo lavoro va bene e vedo quanto lo ami, ma non mi far star sereno per il tuo futuro.”

Un lavoro on the road come ha influito sulla tua vita privata?
Si… in vari modi, positivi e negativi. Mi ha fatto conoscere persone che sono poi diventate amici importanti, mi ha reso più forte o almeno credo, mi ha aperto la mente e mi ha fatto vivere esperienze dure ma bellissime, soprattutto nei lavori all’estero. I negativi… beh ti capita di non poterci essere quando qualcosa di bello o di brutto sta
succedendo alle persone importanti della tua vita. E io non ho figli. Col senso di colpa ci devi convivere ma nellostesso tempo sai di non poter fare altrimenti: non hai un lavoro dalle 9 alle 5, non sei sempre a casa e questo non si può cambiare. Se non cambiando lavoro per l’appunto. Eh allora riparte il processo mentale ; )

Hai avuto un mentore o una figura di riferimento che ti ha guidata nell’imparare il mestiere?
No o almeno non proprio. Tanti direi ma non mentori ma semplicemente professionisti seri (ci tengo a precisare: uomini e donne) che ho guardato lavorare e che ho stimato (in molti casi gliel’ho anche detto). Poi nel mio lavoro, spesso anzi direi sempre, interagiamo
con persone che fanno il nostro stesso lavoro ma con cui parliamo quasi esclusivamente per mail per settimane o mesi, nei lavori più lunghi, ma senza mai vederci se non durante l’evento o il concerto…quindi spesso per meno di 24h e poi, capita spesso che non li senti più. Ma capita anche di lavorare con le stesse persone dopo anni e ritrovare gli stessi pregi che te li avevano fatti stimare eh…son gioie… almeno per me.

Vorresti negli anni fare tu da mentore?
Oddio non mi ci vedo proprio nel ruolo di mentore e mi mette anche ansia l’idea! Ahahahah Quello che mi piace è cercare di spiegare come amo fare io questo lavoro, alle persone più giovani con cui quasi sempre collaboro. Sia che siano miei/e ass per un progetto, sia che siano semplicemente colleghi che mi chiedano una mano. Ma questo lo faccio perché credo che il nostro lavoro (come tanti altri) si fa bene quando si fa in squadra. Ecco, tornando alla tua domanda di prima, tra i miei mentori non c’è chi lavora per sé stesso, per il suo ego ; )

Raffa

Sei soddisfatta del tuo lavoro?
Beh si… ovvio, si può migliorare come sempre… e io voglio farlo anche perché quando smetti di imparare o crescere è tutto molto più noioso.

Lo consiglierei a una ragazza?
Le direi di pensarci bene, di riflettere sullo stile di vita che vuole perché questo è, per l’appunto, un lavoro dove privato e lavoro si mescolano e si scontrano spesso.

Tutte le foto sono Copyright di Raffaella Favilla.

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