Scrittori senza internet

Come si scrivevano le citazioni una volta?

Internet, dico una banalità, ha reso disponibili infinite conoscenze.

Per una inserire in un proprio scritto una citazione basta cercare un autore o un argomento su google e via ecco una bella citazione, con tanto di virgolettato da libri o interviste.

A volte ci capitano libri tra le mani che trasudano nozionistica, anche a scapito della fluidità narrativa o della trama, pur di impressionarci con la competenza dello scrittore.

Un libro così l’ho letto con fatica in quasi 6 mesi, Prima della battaglia pensa a me di Javier Mariàs, poche pagine alla volta piene di citazioni. L’autore in una postfazione spiega che il suo libro si basa sul presupposto che nessun lettore sarà in grado di ritrovare tutte le citazioni più o meno dotte che si nascondono nel testo e nel titolo. Se volete leggere una recensione bella e ben curata potete leggerla su questo blog: Tersiteblog.com.

Il libro in sè nasconde una trama geniale. È un libro colto, aggrovigliato nelle lunghe frasi e nelle interminabili paranoie della voce narrante, che però ha un che di inaspettato che ti porta a continuare a leggere. Un libro complesso e difficile che ripaga ampiamente il lettore di ogni parola e ogni pagina.

Non ho letto altri suoi libri, ma in questo appare un autore specialista di citazioni e ostentazione di conoscenza che, nell’epoca della sapienza diffusa da internet forse risulta meno credibile. Mi chiedo quindi come si sarebbe mosso se lo avesse voluto scrivere al giorno d’oggi? Sicuramente non avrebbe potuto vantarsi della cripticità di alcune citazioni.

I protagonisti guardano film d’autore che in un mondo pre-internet era particolarmente difficile reperire, se non in quelle videoteche un po’ particolari dove si trovavano film di Paradžanov o di Ozu, e che invece ora con un paio di click siamo tutti in grado di vedere.

Cita Shakespeare e la filologia germanica. Mostrando in tutto il libro ampia conoscenza di Londra e di tutto ciò che è legato al mondo anglosassone, anche per questo ora sarebbero bastati Google Maps e Wikipedia.

Un altro maestro di citazioni dotte e libri complessi e corposi al di là della trama era Umberto Eco. Ricordo spesso obiezioni al mio entusiasmo per il Pendolo di Foucault definito un libro pomposo ed eccessivo vòlto solo a dimostrare la sconfinata conoscenza dell’autore sulle materie più disparate, dai templari al candomblé brasiliano, dall’editoria ai complotti massonici.

Però quello l’ho letto quando su internet ci cercavo solo i testi delle canzoni e le interfacce dei siti erano delle semplici schermate bianche con scritte nere sopra. E non lo saprei più giudicare, visto che lo annovero nella mia rosa dei libri preferiti letti e riletti più volte.

Insomma, il mondo vive delle informazioni che trova su Wikipedia, sui siti specializzati e, purtroppo, anche sui siti hoax, che raccontano bufale per ottenere click e soldi. Ci si chiede quindi se vedremo nuovi libri colmi di tanta sapienza quando poi pochi secondi sul web possono declassare il tutto a informazioni di facile reperibilità. Avremo più libri profusi di questa aura di cultura, una volta arcana ed elitaria?

Le immagini di questo articolo sono copyright di Librointasca novembre 2017.

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