Netflix mon amour (o del tempo perso)

Ho scoperto la piattaforma Netflix con due anni di ritardo. Per snobismo, innanzitutto (vuoi mettere una serie TV contro un buon libro? Preferirò sempre un buon libro!), per ignoranza (non avevo idea del livello raggiunto dai tempi di “Friends”) e per la maledetta abitudine di considerare il tempo perso un lusso.

Un tempo che passa senza imparare niente, senza “dovere” alcuno, un tempo che non serve a nulla, se non a perdere tempo. Dovrebbe essere un diritto per tutti noi, altro che lusso.

Non mi spiegavo la passione di alcuni amici per le serie tv, trovavo inconcepibile rimanere ore a guardare una puntata dopo l’altra, estraniati dalla vita reale. Addirittura, con mio grande sgomento, ho scoperto che c’era anche qualcuno che perdeva ore di sonno (il bene più prezioso, di questi tempi), passando la notte davanti allo schermo, invece di dormire.

L’accattivante e ipnotico logo di Netflix

Poi, la settimana scorsa, svogliatamente mi faccio tentare da mio fratello a dare un’occhiata al sito di Netflix, così, per vedere se mai ci sia qualcosa di vagamente interessante, che possa competere con il thriller che sto leggendo (“Uccidi il Padre”, di Sandrone Dazieri), in questa serata casalinga di fine estate. Vedo la locandina di “Orange is the new black”, serie americana che mi aveva attirato ai tempi della sua uscita per l’ambientazione particolare, un carcere femminile.

Alle 23.00 comincio a guardare il primo episodio. Alle 2.00 sono ancora incollata all’Ipad, con gli occhi pallati e una strana sensazione nel corpo e nello spirito. Mente vuota, sguardo assente, muscoli rilassati, neanche avessi fatto una seduta di meditazione zen, o preso 20 gocce di Lexotan. Mi ricorda qualcosa… ah, già… credo si chiami relax. Ma senza benzodiazepine, evvai!

Neanche la lettura (mia primaria passione) è in grado di regalarmi queste ore di perfetto abbandono al nulla. Mentre leggo prendo appunti, sottolineo, trovo connessioni tra un autore e l’altro, a volte imparo anche qualcosa e cerco di memorizzarlo.

Ma adesso ho trovato finalmente qualcosa in grado di mettere a riposo quei criceti forsennati che fanno casino nella mia testa. Shhh, zitti criceti, vediamo come se la cava Piper, la biondina W.A.S.P. protagonista della serie, alle prese con gruppi etnici diversi e incattiviti (nere, bianche, ispaniche: nel carcere di Litchfield vige una netta separazione razziale tra le detenute), con guardie arrapate (Pornstache, o Pornobaffo nella versione italiana), con le toilette senza porta, la cella di isolamento, le cimici e tutto il corollario di disagi e angherie che si può trovare in una prigione femminile sull’orlo del fallimento economico.

Mi butto in questo nulla delizioso, non voglio fare niente, non voglio imparare niente.

Voglio solo un’altra puntata.

“Ho paura di non essere me stessa qui dentro… E ho paura di esserlo.”

E questo è solo l’inizio:

Sto preparando una lista delle serie che vedrò in seguito: Penny dreadful (horror di produzione britannica, ambientato nella Londra vittoriana: come dire di no?), Doctor Foster (storia di adulterio e segreti, prodotto dalla BBC), Peaky blinders (noir ambientato nella Birmingham degli anni ’20) e ovviamente il nostrano Suburra, (regia di Michele Placido, tratto dal libro di De Cataldo, che ha tutta l’aria di essere un Romanzo criminale 2). Inutile dire che l’onesto thriller del buon Sandrone Dazieri è rimasto esattamente a pagina 443, dove si trovava una settimana fa. Mi hanno detto che questa addiction tende a scemare con il tempo, ma che per il primo anno non c’è altro da fare che rassegnarsi, e guardarsele tutteeeeeeeeeeee!!!

E voi? Siete abbonati a Netflix? Che serie mi consigliate?

8 pensieri su “Netflix mon amour (o del tempo perso)

  1. Ottimo articolo.
    Mi sento molto coinvolto in questo discorso in quanto devo confessare di far parte di quella fetta di utenti che hanno dedicato molteplici ore a questa “causa”.
    Dal mio canto posso dire che come esistono film che vincono gli oscar, esistono anche serie tv di pari livello e, in quei casi, penso si possa parlare tranquillamente di arte, esattamente come quando ci si trova di fronte a della buona musica, non è più solo intrattenimento.
    Fatta questa premessa, per esperienza personale, posso tranquillizzarti sul fatto che la dipendenza è tanto fisiologica quanto ciclica.. se nesce senza troppi problemi..
    Sicuramente bisogna essere un po’ predisposti per dedicargli quel bene così prezioso di cui parlavi all’inizio, il tempo. Ma lo stesso identico discorso si può fare anche per un buon libro.
    Quando dici “senza imparare nulla”, penso sia un retaggio dello snobbismo che nutrivi verso questo mondo, perchè anche qui secondo me il concetto è del tutto commisurabile ad un libro: si può imparare così come si può perdere del tempo.
    Come segnalazioni, fra le recenti degne di nota secondo me c’è Mr. Robot, può sembrare ostica, ma se tralasci gli aspetti tecnici del mondo “hacker”, il messaggio di base e la regia sono notevoli.
    Fra quelle di qualche anno fa, ti segnalo: True Detective, Fargo, Hannibal, in aggiunta anche The Following e Homeland, tutte bellissime secondo me.
    Buona visione.

    (“Come faccio a togliermi una maschera quando smette di essere una maschera?” Cit. Mr. Robot)

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    • Carissimo Fabio, grazie del tuo commento e dei tuoi consigli! Non so, continuo a nutrire dubbi sul fatto che questo faccia parte dell’arte, sicuramente è un mio limite, ma continuo a sentirmi un po’ in colpa quando mi ipnotizzo davanti a Netflix quando potrei impiegare il mio tempo ad acculturarmi leggendo, che so, Guerra e pace! A presto al prossimo post

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  2. La malattia che affligge l’animale seriale presenta esattamente questi sintomi! Ne so qualcosa ma parliamo del Giurassico, all’epoca il telefilm che mi intrigò eccezionalmente fu “Oz” – guarda caso sulla vita in un carcere americano – e il canale mi sa che era Iris (o La7?) e la programmazione notturna.
    Poi per vari motivo decisi di non guardare più la tv, e nel corso degli anni ho optato per l’esclusiva scelta della lettura. Temo il momento in cui succederà un po’ per caso o per uggia quello che è accaduto a te… e non escludo che possa essere già DOMANI!

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    • Carissima, grazie per il tuo commento! L’ultima volta che mi appassionai ad una serie tv si trattava del Doctor House, ma la guardavo in televisione una volta a settimana, senza frenesia. Ciò che dà dipendenza è sapere di avere tutte le puntate lì a disposizione… con l’effetto assicurato dell’ “ultima sigaretta” di sveviana memoria! ancora una, ancora una e sono già le due del mattino 😉

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  3. Io invece resisto ancora..continuo a preferire l’ odore della carta,di solito la prima cosa che faccio comprato un libro è proprio odorarlo,a sottolineare e a prendere appunti e non scambierei mai un buon libro con una serie televisiva. Ma la passione che emerge come fuoco sotto la cenere di questo articolo, sinceramente mi invoglia.. proverò anche io a non pensare,a riporre la matita degli appunti e a farmi coinvolgere..
    Complimenti per la fluidità e la scrittura che oserei definire “accattivante”…

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    • Caro Markus, grazie per il tuo commento. Credo che questa mia passione per le serie TV sia momentanea, più simile ad una infatuazione adolescenziale che ad una storia d’amore a lungo termine. Se avrai voglia di seguirci, scoprirai nel mio prossimo post sugli Ebook e sui lettori digitali quanto anche io sia in realtà ancora “vecchio stile”.

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