Conoscere le erbe spontanee

Lo scorso 25 aprile ho posato bandiera e pecorino ed ho partecipato ad una passeggiata nella valle della Caffarella.  Scopo dell’escursione era conoscere le numerose piante spontanee che vivono intorno a noi. Camminando in lungo e in largo, schivando le numerose comitive radunate a festa intorno a sdraio, borse frigo e colombe scampate alla Pasqua ho scoperto che vale la pena camminare a testa bassa in cerca di tesori.

La rete abbonda di notizie sulla Caffarella, in primis il sito dell’Ente Parco (ricco di informazioni e sempre aggiornato sulle numerose attività in programma). Quello che leggerete di seguito non è che un breve estratto di quanto appreso durante la passeggiata. Non è stato affatto facile mantere una buona posizione nel gruppo per ascoltare e scattare foto tra quaratenni scompagnati, esperti di cucina e botanica e pignoli appassionati di qualsiasi tipo di escursione. Ho scelto solo alcune delle numerose varietà botaniche trattate dalla nostra guida Valentina; è un invito a conoscere meglio ciò che generosamente la natura offre anche al passeggiatore della domenica o a chi, come me, non riesce a far sopravvivere neanche un geranio sul balcone.

La Caffarella è un posto particolare, si tratta di un vero e proprio pezzo di campagna romana (con tanto di campi coltivati e pecore) all’interno della città tra il quartiere Appio e l’antica via Appia. Se non fosse per i palazzi che a tratti si scorgono in lontananza potremmo davvero dimenticare di essere a Roma o magari il suo fascino è proprio in quella mescolanza di natura, archeologia e bubboni della speculazione edilizia.

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Sambuco

Tipico della campagna romana è il Sambuco, un grande arbusto che cresce sia nella varietà commestibile Sambucus nigra (riconoscibile perché sviluppa in altezza fino a diventare un vero albero) che in quella velenosa Sambucus ebulus. E’ abbastanza semplice distinguerli. All’occhio frettoloso potrebbero sfuggire le delicate inflorescenze e il lieve profumo che diviene persistente quando si aggiungono all’impasto del pane; favoriscono la sudorazione ed hanno proprietà antivirali e antibatteriche. Ma non solo! Pare siano gustosi anche fritti in pastella o in insalata. In questo periodo il Sambuco è in piena fioritura mentre in estate spunteranno delle bacche nere (sono  lassative e vanno consumate cotte) hanno propietà antiossidanti e colorano le marmellate di un vivace colore scuro.

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Cardo mariano

Molto facile da trovare è anche il prezioso Cardo mariano, la tradizione vuole che le macchie bianche risalgano al latte caduto dal seno di Maria. Del fiore si usano i semi dai quali viene estratta una sostanza detta silimarina che è un epatoprotettore assai utile nelle malattie degenerative e in casi di cirrosi ed epatite C. Stimola la produzione di cellule epatiche e combatte i radicali liberi. Il cardo inoltre protegge il sistema cardiovascolare ed agisce come depurativo. La Rosa_Canina in autunno produce delle bacche rosse ricchissime di vitamina C e Omega 3 e 6. Utilizzate come astringente e antinfiammatorio hanno proprietà toniche e depurative. La guida ci ha consigliato di raccoglierle durante le escursioni in montagana per riprendere energia. Il Rovo, conosciuto soprattutto per i suoi frutti, è una preziosa pianta officinale. I fiori e le foglie impiegate in decotti, infusi, tinture e lavande hanno proprietà lenitive, purificanti e astringenti. I germogli più teneri si prestano ad essere mangiati in insalata. Il  Biancospino è un vaso dilatatore, abbassa la pressione e rallenta i battiti grazie alla presenza di flavonoidi. I fiori e le foglie essiccati vengono utilizzati come cardioprotettore.  E’ presente in molte tisane proprio per controllare ansia e tachicardia. La presenza di acidi grassi favorisce la pulizia del sangue. Da poco è passata la fioritura, in autunno spunteranno le bacche, di colore rosso che non sono commestibili.

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Gelso

Il paesaggio della Caffarella è caratterizzato anche dalla presenza di molti alberi alcuni dei quali legati alla storia del territorio. In passato all’interno del Parco erano presenti diversi allevamenti di bachi da seta ed era attiva una Cartiera, ancora oggi visitabile. Questo spiega la presenza di maestosi alberi di Gelso con i loro dolci frutti, preziosa fonte di vitamine e antiossidanti, e i filari di  Pioppi che venivano impiegati per la produzione della carta. Nelle zone più umide dove la valle è attraversata dal fiume Almone oltre al già citato Pioppo, di cui vanno ricordate le proprietà antinfiammatorie, è diffuso il Salice bianco. E’ ricco di acido salicidico alla base del composto dell’aspirina. Ovunque si incontrano l’Alianto o Albero del Paradiso (cresce molto in altezza e sostituì il Gelso perchè più robusto e comunque gradito ai bachi) e la Robinia o Pseudoacacia ora in piena fioritura.

Scorro le pagine del taccuino (sì, uso ancora carta e penna) e mi rendo conto che l’elenco sarebbe ancora lungo: dall’ Ortica con proprietà remineralizzanti alla Bardana di cui si usa la radice come emolliente e antinfiammatorio, dall’ Equiseto ricco di sali minerali fino al prezioso olio di San Giovanni preparato con i petali dell’ Hypericum_perforatum ottimo per rigenerare cicatrici e scottature (avendo cura però di non esporsi poi al sole!). La  Malva è una delle piante più diffuse e maltrattate, solitamente cresce in quegli angoli di verde cittadino frequentato dai nostri amici a quattro zampe. Si usano sia le foglie che i fiori sia in infusione che in decotto, è lenitiva e antinfiammatoria. Può essere utiizzata per alleviare afte e gengiviti ma anche per il mal di stomaco e mal di gola. E ancora la Borragine che oltre ad essere squisita in insalata e fritta in pastella è un eccellente emolliente e la Calendula dei campi o zafferano dei poveri, decongestionanete (libera le vie respiratorie) oltre che lenitiva e antinfiammatoria.

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RiappropriarsiFrittura di Borragine

Riappropriarsi di queste conoscenze che appartengono alla nostra tradizione, farne un bene comune, aiuterà la natura a rendersi più visibile e ci chiamerà a qualche attenzione in più per preservarla.

Un parco cittadino forse non è  il luogo ideale per raccogliere erbe ma le numerose iniziative attorno agli orti urbani potrebbero contraddirmi. Comunque ho preso l’abitudine di chiedere al mercato se c’è qualche varietà spontanea (se ne trovano ancora!) e continuo a far festa quando la vicina di casa mi regala il suo pane pizza al sambuco.

Pronti a preparare il vostro erbario?

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Un grazie alla guida Valentina della Casa del Parco.

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