Domenico, Elena e me.

PRIMA PUNTATA.

Percorso di un triangolo amoroso, a senso unico: da parte mia!

Lo ammetto. Mi sono invaghita più volte di Domenico Starnone. Della sua scrittura, della sua napoletanità, del suo spiccato senso di descrizione della realtà tramite una lente personalissima, viscerale, intima, profonda. Ho letto molti suoi libri in effetti e se dovessi spiegare perché in casa uno scaffale della libreria è per metà a lui dedicato, ebbene non saprei farlo. Questione di gusti. A me MI piace. Come tutte le storie d’amore molto lunghe, però, ci sono stati dei ritorni di passione alternati a momenti di noia e delusione. È così anche tra me e i suoi libri!

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Non avevo ancora compiuto 18 anni quando lessi Fuori registro ed Ex cattedra. Ero una studentessa annoiata, mi piaceva leggere e raccattavo qua e là volumetti e volumotti per superare le lunghe e afose estati romane. Mi piacque leggere della scuola, raccontata dalla parte dei professori: mi facevano un po’ pena, a dir la verità, più di me, più di noi studenti. A livello di “scoglionamento” poi mi pareva si facesse a gara (non ho ancora chiaro se vincessero loro o noi). Domenico Starnone era professore, all’epoca, ma scriveva su Cuore, testata satirica marcatamente di sinistra, ed era anche redattore delle pagine culturali de Il Manifesto. Ma per me era semplicemente un insegnante che scriveva pagine divertenti su un argomento delicato. La scuola stava implodendo. Col senno di poi si può dire che il peggio non era ancora arrivato! Erano gli anni post-Pantera, quelli in cui lo leggevo io Ex Cattedra, che è invece un insieme di racconti/saggio riferiti all’anno scolastico 1985-1986, dunque pre-Pantera. Il titolo allude con arguzia al fallimento di un personaggio un tempo autorevole, il docente costretto a scendere ex cathedra, visto che la cattedra in tutti i sensi non esiste più. Divertente sicuramente, ma che lascia l’amaro in bocca: come possono, degli insegnanti stanchi ed inadeguati, porsi come educatori? Nel 2006 il volumetto viene ampliato da Feltrinelli con altri racconti che risalgono agli anni ’90.

Fuori registro mi piacque davvero molto. Un diario/raccolta-di-racconti più o meno brevi, reali o inventati poco importa. Cos’è che mi intriga? Un quid di brillante, un piglio arguto che fa sí che le descrizioni risultino sempre estremamente divertenti. Microstorie, frammenti, schegge – alcune aspre e taglienti, e anche un po’ umilianti… Il professore spesso è lo zimbello della classe intera, oggetto di scherno e di caricature alla lavagna; altre romantiche, come i piccoli sognanti e magici ricordi di esperienze infantili, sempre comunque legate alla scuola, all’apprendimento, alle sensazioni che l’ambiente scolastico suscitava ad un bambino che frequentava la scuola nell’immediato dopoguerra. Un doppio filtro, dunque, si fonde nell’approccio alla realtà dell’io narrante: studente e insegnante si mescolano, talvolta l’una prevale sull’altra ma in fondo quel che appassiona è l’ironia che con un passaggio quasi osmotico passa dal narratore al lettore, quasi come unico strumento consigliato per approcciarsi alla comprensione della realtà.

Un pezzetto di Fuori Registro: “Tra tutti i ripetenti, l’insegnante è il più ripetente di tutti. Gli studenti, come sassi di una fionda, fanno un po’ di giri e poi finiscono via. L’insegnante resta, anno scolastico dietro anno scolastico, imbambolato dalla giostra su cui è salito a sei senza sapere che non ne sarebbe sceso più.

La cosa interessante, almeno per me che ho sempre ammirato i testi che possono trasformarsi in immagine, è stato scoprire qualche anno dopo (1995) che sul grande schermo il regista Daniele Luchetti mette in scena La scuola con un ottimo cast: Silvio Orlando perfetto nel ruolo del prof. sfigato e colto, frustrato e volenteroso, a tratti coinvolto nelle vicissitudini degli studenti, a volte deciso a distaccarsene; poi Fabrizio Bentivoglio, e Anna Galiena; il tutto nasce dopo l’esperienza teatrale di Sottobanco, la piéce che aveva preceduto le riprese, e che portava la firma dello stesso regista (nel 2014 venne ripresentato a teatro). Qualche tempo dopo un altro regista, Riccardo Milani, estrapola Auguri professore da un altro testo di Starnone Solo se interrogato e Silvio Orlando ripetè il ruolo del protagonista. Non lo lessi, però, anche perchè il film era meno carino dell’altro.

E’ del 2000 il film Denti, di Gabriele Salvatores. Lo vidi al cinema e nonostante la direzione del Premio Oscar per Mediterraneo (chi può dimenticarlo?) e la presenza de la creme da la creme degli attori del momento (Rubini, di nuovo Bentivoglio, Caprioli) non mi dispiacque, ma non lo considerai nulla di eccezionale. Quando lessi che la sceneggiatura (tratta dal libro) era di Starnone stesso, pensai: perchè non scrive più di scuola? Provai con il libro. Niente. Che barba.

Ciò che mi era saltato all’occhio leggendolo era a mio avviso la difficoltà a tenere vivo un testo lungo. O forse mi ero semplicemente abituata allo stile precedente, ai frammenti divertenti di un insegnante non sempre divertito. La storia è quella di un tizio che rompendosi gli incisivi rivive insieme ai falshback le ossessioni del passato, di cui forse non si è mai liberato. Coraggioso, il mio Domenico. Sperimentale, oserei dire. Anche Salvatores, in effetti, coi suoi effetti speciali cerca di rendere le visioni del testo ancor più spettacolari. Ma non basta. La storia che per metà ti acchiappa e ti stringe, poi allenta inesorabilmente ed improvvisamente la presa. Tra me e Starnone vi fu la prima vera crisi.

2 pensieri su “Domenico, Elena e me.

  1. A suo tempo trovai il film Denti geniale e fallito, forse perché Salvatores non è nelle mie corde. Non ho mai letto nulla di Starnone, provvederò e sarà l’occasione per sdrammatizzare i miei cupi ricordi scolastici!

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